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Archive del 22 Maggio 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 1,1-11)

Il libro degli Atti degli Apostoli è la continuazione del Vangelo di Luca – “Nel primo racconto” – e testimonia l’azione dello Spirito Santo nella diffusione del vangelo in Israele e nel resto del mondo allora conosciuto e, con esso, la conseguente nascita e crescita delle comunità cristiane.

L’introduzione del libro presenta Gesù nel periodo che va dalla risurrezione all’ascensione – simbolicamente quaranta giorni, un periodo esteso -, durante i quali parlava "… delle cose riguardanti il regno di Dio”. Non parla di  sé stesso, della grande ingiustizia e violenza di cui fu vittima, del tradimento e abbandono degli apostoli, ma solo della finalità della missione: l’avvento del regno di Dio.

Gesù testimonia un distacco da sé stesso sorprendente, dagli eventi tragici della crocifissione. È come se parlasse senza che nulla di particolare lo avesse coinvolto. La sua tensione e le sue preoccupazioni riguardano la missione, il raggiungimento del fine per il quale è entrato nel mondo e nella storia. Non ritiene conclusa la sua missione, anche se l’evento pasquale costituisce l’evento determinante e decisivo al riguardo.

Come ha potuto mantenere il distacco dalle sue dolorosissime vicende? Il brano non riferisce alcuna parola di critica o di lamento riguardo all’ingratitudine del popolo, alla debolezza degli apostoli e non c’è rivalsa verso chi l’ha esplicitamente condannato, ma porta l'attenzione, nella conversazione con i discepoli, sull’avvento del Regno di Dio.

In quei momenti, l’evento pasquale non è adeguatamente compreso dagli apostoli che domandano: “Signore, è questo il tempo nel quale ricostruirai il regno d’Israele?”.Essi , infatti, aspettano la realizzazione del regno, in sintonia con le attese del popolo e di Giovanni Battista, con l’espulsione degli invasori romani e la purificazione del popolo che non osserva la Legge mosaica. Non hanno capito la portata e l’importanza dell’evento, nonostante la presenza del Risorto.

Gesù non si sorprende, né riprende la spiegazione perché sa che non sono ancora in grado di capire, ma segnala quel che avverrà, affinché non perdano il senso e la finalità della missione. Avranno piena comprensione solo con l’invio dello Spirito Santo e, pertanto, afferma: “Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere”, e motiva la successiva azione del Padre, che avverrà sicuramente.

Aggiunge ancora: “riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra”. Lo Spirito li farà coscienti della portata e del valore della Sua morte e risurrezione, per loro stessi e per l’umanità intera. Di conseguenza sono coinvolti negli effetti di questi avvenimenti continuando, in suo nome, la missione riguardo l’avvento del Regno di Dio.

Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato e una nube lo sottrasse ai loro occhi”. La nube raffigura la presenza dello Spirito Santo. Con l’ultima apparizione, la persona di Gesù Cristo entra definitivamente con il suo corpo nell’ambito trinitario, nell’ambito del divino, dopo aver universalizzato la missione e conferito la responsabilità agli apostoli.

Attraverso i due messaggeri –“due uomini in bianche vesti” – Dio esorta gli apostoli a non rimanere semplicemente stupefatti dell’evento, paralizzati a guardare il cielo.

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