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Archive del 11 Giugno 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Dt 8,2-3.14b-16a)

Il testo sprona vigorosamente il popolo a non dimenticare l’opera del Signore e il cammino che l’ha condotto alla terra promessa, di cui ora prenderà possesso: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere”.

“Ricordare” (o fare “memoria”) nella mentalità di allora ha una valenza specifica. Non si tratta solo di ricordare un evento del passato che rimane là, confinato nel passato, ma è un imparare a memoria quale patrimonio interiore in modo che, nella circostanza e nel contesto specifico, la persona e la comunità vivano e attualizzino gli effetti di quell’evento.

Pertanto la memoria (“fate questo in memoria di me”, dirà Gesù riguardo all’Eucaristia) è imprescindibile e fondamentale per mantenere e sviluppare l’identità individuale di persona redenta e l’identità sociale, con l’avvento oggi, nella circostanza specifica, del Regno. Il che dà senso alla vita e la rende già oggi partecipe del destino finale.

Mosè ricorda loro di “Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile”, l’evento fondante e centrale di tutto l’Antico Testamento. Per il popolo l’Egitto è sinonimo di schiavitù; in altre parole, del peccato e causa del male e di ogni tipo di sofferenza.

Quel vissuto, quell’esperienza, è passata; ora il popolo è libero ed è costituito da persone libere e riscattate nella loro dignità. Il popolo è il “popolo che appartiene a Dio” per l’Alleanza, in cammino verso la nuova realtà, terra promessa, per organizzarsi secondo l’insegnamento del Signore.

La promessa è la terra dove scorre “latte e miele”, metafora della pienezza di vita e della gioia, non solo per il popolo d’Israele ma per tutte le nazioni che stabiliranno, nella giustizia e nel diritto, la convivenza fraterna, solidale e responsabile. In tal modo, accogliendo la Sua sovranità, si compie la promessa di Dio ai padri e la manifestazione dell’appartenenza al regno di Dio.

Ebbene, il cammino nel deserto “grande e spaventoso” è caratterizzato da tanti pericoli, quali “serpenti velenosi e scorpioni”, mancanza di acqua e di alimento ai quali Dio provvederà in modo sorprendente. La finalità è fare in modo che il popolo non dimentichi la Sua presenza ed il Suo intervento nelle future prove e difficoltà, accogliendo fiducioso la sua presenza e assumendo scelte e comportamenti fedeli all’Alleanza. Perciò Mosè esorta: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto”.

Fare memoria, per non dimenticare – cosa molto facile una volta raggiunto il benessere nella terra promessa – è sostenere la fiducia e la determinazione nell’elaborare il farsi della giustizia e del diritto nelle nuove circostanze della vita del popolo e riguardo all’apertura alle nazioni, con audacia, coraggio e creatività. Atteggiamento caratterizzato dalla libertà per amare. percependo, in essa, il dono dell’avvento del Regno di Dio.

Si tratta di fare, dell’esperienza del deserto, scuola di sapienza e di saggezza, in considerazione del fatto che nella terra promessa non mancheranno pericoli, prove e tentazioni riguardo alla fedeltà all’alleanza, e la sconfitta sarebbe come ritornare alle condizioni vissute in Egitto.

Mosè mette in risalto il senso e il perché del lungo cammino – quaranta è un numero simbolico che fa riferimento a un periodo lungo – “per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi”. È nella prova e nella difficoltà che si valuta, e si prende coscienza, del grado e della qualità del rapporto interpersonale, della consistenza e della fermezza di ciò in cui si dice di credere e di amare.

L’umiliazione ferisce l’intimo della persona per la coscienza della distanza del cuore da Dio. Il cuore – sede del pensiero, della riflessione, del progetto di vita e delle scelte conseguenti -, allontanato dalla volontà di Dio, prende strade diverse da quella dell’Alleanza. Cosicché il cuore deviato dalla seduzione di altri cammini, manifesta la debolezza, la fragilità e l’inconsistenza nel rispondere, adeguatamente, all’immenso e gratuito dono della liberazione dal peccato, come la schiavitù, e dal male corrispondente.

“i suoi comandi” sono le indicazioni per rispondere, in modo appropriato, alla nuova condizione di libertà e garanzia, in modo che il popolo perpetui e consolidi il dono del Regno.

 

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