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Archive del 25 Giugno 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (2Re 4,8-11.14-16a)

Eliseo, per la sua condizione di profeta, è ospitato ed invitato a mangiare da un'illustre donna. Dirà lei stessa al marito:“Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi”. Il brano non specifica in che modo, e per quale azione o parola del profeta, è rimasta interiormente colpita da lui o dalla missione che svolge; viene riportato solo che tutte queste cose hanno suscitato in lei la convinzione che si tratti di un autentico “ uomo di Dio”.

In quanto “uomo di Dio” ella, spontaneamente e in accordo con il marito, gli offre un'ospitalità di tutto riguardo: “Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così venendo da noi, vi si potrà ritirare”. La donna è un chiaro esempio di generosità, determinata unicamente dalla fede nel Dio cui Eliseo si è posto al servizio.

Quale uomo di Dio, Eliseo appare molto distaccato nei confronti delle persone, delle cose che lo circondano e dedica tutto sé stesso al ministero. Egli non conosce nulla della situazione della donna e s'informa con il suo servo, al quale chiede: “Che cosa si può fare per lei?”.

Non è insensibile alle attenzioni della donna e le è profondamente riconoscente per la sua condotta ospitale. Venuto a sapere dal servo che non ha figli – “Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio” – capisce subito che, per lei, la maternità è la cosa più importante. Quasi impulsivamente dice:“Chiamala!” e “La chiamò; ella si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia»” .

Il messaggio che il brano trasmette riguarda la qualità del rapporto interpersonale fra i due, improntato sull’autenticità dei sentimenti, delle azioni e delle scelte. Ognuno assume l’impegno in sintonia con il proprio mondo interiore, con sentimenti nobili, senza cedimenti di convenienza, di opportunismo né di alcuna forma di ipocrisia nel manifestare quello che non è, o nascondere quello che è.

I valori etici di tale condizione portano alla fecondità dell’esistenza su due piani diversi. Per la donna, la futura maternità che è come una risurrezione, per la vittoria sulla sterilità (allora ritenuta quasi come una maledizione).

Per Eliseo, è l’opportunità di dispiegare e manifestare il coinvolgimento con il Signore, che lo ha costituito come profeta. È il farsi della verità dell’esistenza, e con essa la gioia della vita da ambo le parti. Il quadro è un riferimento per la qualità dei rapporti interpersonali ed è inutile dire che è valido per tutti i tempi, e per ogni rapporto interpersonale e sociale.

Un testo del Siracide riassume è sintetizza i valori etici e le indicazioni che Dio ha posto nell’intimo di ogni persona: “Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa di nuovo lo fece tornare. Egli assegnò loro giorni contati e un tempo definito, dando loro potere su quanto essa contiene. Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò.

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