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Archive del 10 Luglio 2020

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (Is 55,10-11)

La metafora della pioggia e della neve trasmette molto bene l’idea dell’efficacia della Parola di Dio diretta a tutta l’umanità. La Parola (da intendere non solo come fonema che esce dalla bocca ma anche come fatto, azione) è il dono di Dio per tutti indistintamente, senza privilegi o differenze di sorta, come suggerisce il riferimento alla pioggia e alla neve.

Per mezzo di essa Dio si auto-rivela per chiamare alla comunione con sé tutta l’umanità e fare in modo che essa, con tutto il creato, manifesti l’avvento del regno di Dio, della sua sovranità, nel quale ogni persona, e l’umanità intera, sperimentino il dono della vita in abbondanza.

Sulla scia della pioggia e della neve anche la Sua Parola “non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. Il sogno, il desiderio di Dio è che gli uomini sintonizzino con l’amore (simbolizzato dall’azione feconda della pioggia e della neve) che motiva la sua azione, la sua auto-manifestazione.

Il regno di Dio, che intende impostare con essa, è la risposta su come continuare a vivere e crescere nel dono della libertà, il cui artefice è Dio stesso, quale operatore della liberazione del popolo dalla schiavitù dell’Egitto – sinonimo del male e del peccato -. La finalità dell’avvento del regno è fare della terra promessa, in cui il popolo si trova, il luogo,  l’ambito del diritto, della giustizia, della fraternità e della solidarietà.

La Parola non è solo espressione del sogno, del desiderio di Dio, ma traccia il cammino e indica i mezzi per realizzarlo. Accoglierla, pertanto, non consiste solo nell’acconsentire ad essa ma nel praticare con audacia, coraggio e creatività tutto ciò che insegna a livello di contenuto e di metodo, giacché essi – il popolo eletto – sono stati liberati per vivere e crescere nella libertà, che sintonizza con l’amore che Dio ha manifestato a loro favore con la liberazione e la promessa di una nuova terra.

La liberazione si manifesta, e la libertà cresce, per la pratica dei valori di cui sopra, quando assunti e vissuti nella gratuità, in attenzione ai bisogni che fanno dei destinatari persone sempre più umane e attente ai meno favoriti, perpetuando, in tal modo, la spirale in continua espansione della dinamica dell’amore quale pratica della libertà.

La missione non è un dovere da compiere ma l’esigenza e la condizione per crescere dal punto di vista umano e nello Spirito. Essa richiede, ovviamente, di farsi carico in modo responsabile e solidale delle condizioni del popolo e delle persone deboli, il che presuppone incomodarsi, sintonizzare e fare proprie le loro sofferenze e difficoltà. Il desiderio è sentimento, la pratica è azione. È noto il detto: fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, per indicare lo iato da superare per sintonizzare con il dono dell’avvento del Regno.

La parola viva – la missione – illumina e sostiene l’argomentazione, per “rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in voi” (1Pt 3,15).

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