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Ancora una tragedia nella solitudine e nell’indifferenza, con un permesso di soggiorno ed un certificato di residenza a fare da confine tra la vita e la morte. “Evidentemente anche questa volta la macchina della solidarieta’ sociale e’ stata troppo lenta”: è così, infatti, che l’associazione “Amici di Piazza grande” commenta la morte, domenica, del 21enne indiano trovato senza vita su una panchina di piazza dei Martiri a Bologna.

Si chiamava Ranbir e proprio pochi giorni fa, spiegano i volontari di Piazza grande, “aveva finalmente deciso di reagire e di curarsi dalla dipendenza dall’alcol”.

La famiglia del 21enne “aveva speso migliaia di euro per allontanarlo dalla poverta’ del suo paese d’origine”, racconta Piazza grande. In Italia Ranbir era arrivato due anni fa per lavorare ed aiutare la famiglia ma, ormai da un anno, non riusciva piu’ a trovare lavoro. Cosi’, senza un impiego e senza una casa, “l’alcol era diventato il suo compagno di viaggio e per dodici mesi ha vissuto ai margini della nostra citta’”, continua l’associazione di volontariato. “Nel frattempo il suo permesso di soggiorno e’ scaduto e questo gli ha precluso ogni forma di assistenza da parte dei servizi sociali pubblici, cui si accede solamente se si hanno i documenti in ordine”. Poi, 20 giorni fa, il 21enne si era rivolto ai volontari di Piazza grande per chiedere aiuto. Era stata individuata una comunita’ che poteva accoglierlo, Ranbir avrebbe iniziato a collaborare con il Servizio mobile di Piazza grande e, con l’aiuto dei legali di Avvocato di strada, avrebbe richiesto il permesso di soggiorno.

Due giorni fa, pero’, “Ranbir e’ morto da solo in piazza dei Martiri, nel centro della città”. E se oggi “non servono polemiche”, aggiunge l’associazione di volontariato, “puo’ essere utile fare una riflessione”. Questa morte, scrive Piazza grande, “non deriva da inefficienze nei servizi sociali ma da un problema che riguarda dei principi basilari: gli uomini hanno dei diritti in quanto esseri umani?”. Lo si scrive nei documenti internazionali “e ogni tanto facciamo delle guerre proprio per questi principi- sottolinea Piazza grande- ma i diritti universali non li proteggiamo tra le mura di Bologna”.

Il 21enne indiano “non aveva diritti perche’ straniero, irregolare e senza residenza”, continua la nota. “E’ giusto che una persona che ha bisogno di essere aiutata rimanga da sola su una panchina con due bottiglie di whisky e nemmeno un letto in cui passare la notte? Di questo dovrebbe parlare la nostra città”.

Fonte: www.zic.it


Questa poesia è stata scritta in sua memoria

 

A Ranbir

La sera la tenue luce della luna
domina la fredda sorte della notte
l’inutile tempo vissuto nella triste solitudine
mi avvolge col suo tepore


Lo scorrere fragile
desiderio di una voce amica
ad un gracile giaciglio
sono ormai lontani da giorni

Nulla mi fu donato
se non della vita dall’umile madre
le sue lacrime gridavano gioia

ora piangono dolore

Ma non ditele
non ditele nulla
nulla della mia sorte
solo io mi son spento
su una panchina
in una aiuola
in un giorno di primavera
tra i colori dei fiori selvatici dell’umana distrazione
mi han trovato

Non cercate la mia anima
era fragile, giovane e sola
solo ora ha trovato il suo giaciglio


 

 

 

 

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