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di CARLO MARIA MARTINI 

Perché si possa parlare di Europa come realtà unitaria occorre raccogliere la sfida di ripensare l'idea stessa di nazione, sia mantenendo e coltivando come fondamento della solidarietà europea le legittime differenze nazionali, sia riconoscendo che la stessa identità nazionale non si realizza se non nell'apertura verso gli altri popoli e attraverso la solidarietà con essi. La seconda sfida riguarda la possibilità di integrare le diversità culturali e religiose presenti in Europa. Ne nasce l'impegno a realizzare una "convivialità delle culture", in modo tale da trasformare ogni rinascente tentazione di contrapporre tra loro culture e civiltà come rischia di accadere anche oggi dopo i tragici fatti di questi ultimi mesi  in una gara di mutuo servizio e di accoglienza tra culture diverse, in una sintesi a misura di uomo e di cittadini, in una grande realtà dove possano trovare casa tante piccole nazioni e culture.

La terza sfida è la necessità di ritornare, con fedeltà creativa, a quelle radici cristiane che hanno positivamente segnato la storia europea.  Un nuovo serio confronto dell'Europa con il Vangelo e con i valori da esso proposti è la carta da giocare con fiducia. Si tratta di mostrare che edificare la nuova Europa fondandola sui valori che l'hanno modellata lungo tutta la sua storia e che affondano le loro radici nella tradizione cristiana è vantaggioso per tutti, a qualsiasi fede si appartenga, e costituisce la solida base per una convivenza più umana e più pacifica, perché rispettosa di tutti e di ciascuno. In questo quadro, occorre riproporre e risvegliare in Europa il riferimento alla necessaria dimensione spirituale

Perché la costruzione dell'Europa possa affondare le sue radici in un terreno sicuro e fecondo, è necessario far leva sui valori autentici dello spirito; è necessario che essa ritrovi in questi stessi valori dello spirito quel "supplemento d' anima" di cui ha bisogno e che i cristiani e il cristianesimo, in particolare, possono offrirle.  È quindi determinante e urgente dare vita a una profonda ricostruzione culturale. Ci sollecita e incoraggia in questa direzione anche il ricordo di Jean Monnet: quando cinquant' anni fa, nel 1952, ideò la Comunità Europea del Carbone e dell' Acciaio, era già cosciente del fatto che "l'Europa è qualcosa di più che il prezzo del carbone e dell'acciaio" e, qualche anno più tardi, dichiarò: "Se oggi dovessi ricominciare, non ricomincerei da un mercato comune: partirei dalla cultura". Così deve essere oggi anche per noi. La nuova casa comune europea o nascerà sulla base di una nuova cultura o non nascerà. Non c' è dubbio che anche l'unione monetaria ha una sua importanza e un suo significato. Ma essa non basta. 

Tra le condizioni per dare vita a questa profonda ricostruzione culturale, occorre recuperare e rilanciare la "soggettività della società", operando per un recupero di moralità che attraversi l'ethos e i costumi diffusi. A tale proposito, è necessario e urgente ritornare a confrontarsi sui valori e non ci si può permettere, in nome di una falsa e presunta "laicità" di trasformare i "valori" in semplici "gusti": su questi ultimi, infatti, non si può discutere e così si finisce col ritenere che anche sui valori non si deve discutere e non ci si deve confrontare, nell'illusione che in questo modo si possa andare tutti d' accordo. 

Nel vivere questa "soggettività della società", occorre avere il coraggio di porsi le domande fondamentali riguardanti la questione di Dio e la questione dell' uomo. Sono domande che si presentano e si presenteranno con sempre maggiore urgenza sia per la compresenza nel nostro Continente di diversi popoli, culture, religioni, sia per quella convivenza con pari dignità nella stessa Europa della tradizione orientale e di quella orientale che andrà ancor più concretamente affermandosi grazie anche all'auspicato allargamento dell'Unione Europea.

Sono domande a cui alludeva lo stesso Giovanni Paolo II durante il suo primo viaggio in Slovenia: "Questa è l'ora della verità per l'Europa. I muri sono crollati, le cortine di ferro non ci sono più, ma la sfida circa il senso della vita e il valore della libertà rimane più forte che mai nell'intimo delle intelligenze e delle coscienze. E come non vedere che l'interrogativo su Dio sta al cuore di questo problema? O l'uomo si considera creato da Dio, dal quale riceve la libertà che gli apre immense possibilità ma gli pone anche precisi doveri, oppure egli si autopromuove ad assoluto, dotato di una libertà che, essendo priva di legge, si abbandona a ogni sorta d' impulso, richiudendosi nell'edonismo e nel narcisismo". 

L'Europa si trova di fronte a un bivio importante, forse decisivo, della sua storia. Da un lato, le si apre la strada di una più stretta integrazione: le linee per realizzarla sono molte e in gran parte sono incluse nella sua stessa storia. Dall'altro lato, la strada che può aprirsi è anche quella di un arresto del processo di unificazione o di una sua riduzione solo ad alcuni aspetti non pienamente rispettosi dei valori su cui deve fondarsi una vera Unione.  La scelta, dunque, sembra essere tra un'unità più stretta capace di coinvolgere un maggio numero di popoli e nazioni e una battuta d' arresto che potrebbe portare alla disgregazione dell'edificio europeo o alla identificazione di tale edificio con una sola parte del Continente. 

Di questa necessaria e maggiore unità si sottolinea spesso solo l'aspetto economico. Esso è certamente quello più appariscente, ma non può né deve essere l'unico, altrimenti l'Unione Europea si realizzerebbe su basi poco solide e tradendo quella che ne era stata l'ispirazione originaria. È, infatti, necessario e urgente adoperarsi con intelligenza e lungimiranza per individuare, sintetizzare e riproporre alla comune condivisione i valori fondamentali ai quali deve ispirarsi, per l'oggi e per il domani, la convivenza dei popoli europei.

 

 

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