Get Adobe Flash player

Pace per tutti

Categorie Articoli

Benvenuti

Archivi del sito

Calendario

Luglio: 2020
L M M G V S D
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Login

 

 

a cura di P. Luigi Consonni

 

1a lettura (At 2,1-11)

La Pentecoste (che significa cinquanta giorni dopo la Pasqua) è l’evento decisivo per l’umanità di tutti i tempi, che si estende sino al “ritorno” del Risorto, da lui stesso promesso il giorno dell’Ascensione. Ogni manifestazione di Dio accade in modo imprevisto, di sorpresa, senza alcun avviso previo; essa irrompe nella vita delle persone, lasciandole sconcertate e confuse, senza sapere, in un primo momento, cosa pensare, dire e fare.

Nella circostanza i discepoli “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo” e, per paura dei giudei, stavano a porte chiuse, giacché la condanna a morte del maestro era valida anche per loro. Ed ecco, all’improvviso, la discesa dello Spirito su di loro: "Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso (…) Apparvero lingue come di fuoco”.

L’evento è difficile da descrivere esattamente perché non ci sono parole adeguate; è possibile solo fare comparazioni con accadimenti di vario genere, giacché l’evento va molto oltre la loro capacità di comprensione. Pertanto è doveroso sottolineare che non si tratta né di vento né di lingue di fuoco, ma di qualcosa che potrebbe assomigliare a ciò.

Gesù promise l’invio dello Spirito Santo ed è quello che avviene. I discepoli sono ben lontani dal pensare che avvenisse in quel modo e in quella circostanza. Di fatto, “tutti furono colmati di Spirito Santo (…)”.

(…) cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”. Lo fecero riguardo “alle grandi opere di Dio”, nel prendere coscienza della portata e del significato della morte e risurrezione di Gesù che, sino ad allora, era in parte incomprensibile e indecifrabile, soprattutto per quanto riguarda la ricaduta sulle persone e sull’umanità intera.

La Pentecoste suscita la nuova comprensione di sé stessi, in virtù degli effetti dell’evento pasquale, e motiva l’atteggiamento con le autorità, il popolo e le persone di altre origini e culture. Con essa i discepoli prendono coscienza che la discesa dello Spirito non è solamente per loro e per il popolo giudeo, ma per l’umanità di tutti i tempi. La lista dei popoli indica, appunto, le nazioni del mondo intero allora conosciuto.

La presenza dello Spirito in tutti i popoli della terra fa sì che essi comprendano, nella loro lingua, le "grandi opere di Dio” a loro favore, senza rinnegare la propria cultura o il modo di vivere. Le “grandi opere di Dio” permeano il loro vissuto e rendono comprensibile, in esso, la dinamica dell’amore, discernendo ciò da preservare da quello da lasciare, in virtù dell’insegnamento e della pratica di Gesù, avallata dalla morte e risurrezione per la causa del Regno di Dio.

Con la missione di Gesù non è nata una nuova religione, in conflitto con le altre esistenti, per imporsi come unica su tutta la faccia della terra. Egli ha svelato il modo di rapportarsi con sé stessi, con gli altri e con l’ambiente, la dinamica, il metodo e la strategia accessibile a tutte le religioni nella misura in cui esse fanno riferimento alla trascendenza del mistero della vita, il cui culmine è la legge dell’amore.

Gesù invia i discepoli per il mondo intero a insegnare e testimoniare alle genti la legge dell’amore a favore di tutti, come Lui l’ha vissuta. Essa costituisce il dono della salvezza nella comunione con Dio, Padre di tutte le religioni. In un certo senso, Egli ha purificato, rinnovato e rigenerato tutti i comportamenti – anche quelli dell’agnostico e dell’ateo pratico – nel rispetto delle specifiche caratteristiche culturali, organizzative e sociali.

Gesù ha fatto lo stesso nel suo rapporto con i pagani, colpito dalla loro fede in virtù della quale operò il miracolo di guarigione al servo del centurione (Mt 8,5-13). Egli non ha chiesto al centurione la conversione alla religione giudaica né, in seguito, ad un’altra forma religiosa che prenderà, successivamente, il nome di “cristianesimo” che, a sua volta, nell’espandersi per il mondo intero avrebbe soppiantato, o peggio ancora, sarebbe divenuta motivo di conflitto con le altre religioni.

Paradossalmente, proprio la religione scaturita dall’auto-intervento di Dio sul popolo d’Israele diventa omicida nei confronti di Dio stesso, nella persona di Gesù.

Se poi tale dinamica, lo stile di vita, la filosofia dell’amore si è concretizzata e stabilita nella religione cristiana, è un processo che ha le sue ragioni. Ma, guardando il presente, e soprattutto il futuro, c’è più di un serio motivo per riconsiderare il rapporto fra religione e discepolato.

A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua (…) Erano stupiti e fuori di sé per la meraviglia (…) Come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?”. Lo stupore e l’ammirazione, determinati dal sorprendente fenomeno è enormemente amplificato da ciò che il messaggio ha loro trasmesso riguardo alle "grandi opere di Dio”. Specificamente, il dono della salvezza è trasmesso per la fede nel condannato maledetto da Dio, perché crocefisso a causa del suo agire, ritenuto blasfemo e ingannatore.

Che cosa poi sia rimasto in loro dell’evento e dell’aver udito nelle loro “lingue le grandi opere di Dio”, non si sa. Resta il punto cardine che solo nello Spirito Santo è possibile comprendere, e rimanere coinvolti, in un evento che, continuamente, riattualizza i suoi effetti fino a quando la storia della persona, e dell’umanità intera, arriverà al suo destino finale.

È lo Spirito che sostiene e anima tutto, come indicato dalla seconda lettura.

 

2a lettura (1Cor 12,3b-7.12-13)

Paolo scrive alla comunità: “nessuno può dire: ‘Gesù è Signore!’, se non sotto l’azione dello Spirito Santo”. Lo Spirito è il maestro interiore di chi si dispone, ovvero dà spazio all’insegnamento di Gesù. O meglio, Egli è propriamente questo spazio nel quale l’intelligenza acquisisce un nuovo sapere. Quest’ultimo sostiene le virtù necessarie per modellare il vissuto personale e sociale sul cammino tracciato, e indicato, dal Signore.

Non si tratta di affermare con parole la convinzione riguardo alla Signoria di Gesù ma di seguirlo sullo stesso cammino, in virtù della nuova conoscenza/esperienza nello Spirito. Quest’ultimo conforma il mondo interiore della persona facendo sì che comprenda il significato e l’importanza dell’evento Gesù Cristo e della dinamica trinitaria, che sorregge e autentica tutto l’esistente.

A questa si riferiscono le parole successive: “Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti”. Il discepolo, agendo in sintonia con la volontà del Padre, per la causa del regno di Dio a livello personale e sociale, stabilisce la comunione con il Padre. Esercitando questa sua azione come Gesù, facendo di essa un servizio disinteressato e gratuito per la causa del regno, consolida la comunione con il Signore. Svolgendo il servizio con i doni che provengono dallo Spirito, sintonizza con la vita eterna, propria dell’amore che circola nelle tre persone divine.

In tal modo gli avvenimenti umani, nel farsi della storia, fanno del credente un tutt’uno con la vita e la dinamica trinitaria. Evidentemente, quest’ultima ha le caratteristiche di quella vissuta da Gesù Cristo, con le molteplici sfaccettature di morte e risurrezione, in attenzione e risposta alle circostanze concrete.

Tutto ciò converge al “bene comune”, a quella specifica forma di convivenza umana, finalizzata al Regno, nella quale sono rispettate le diversità nell’unità. È, altresì, rispettata la soggettività nella comunione fraterna per la stessa causa. San Paolo la compara all’unione delle membra con il corpo e afferma che “tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un unico corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito”.

L’avvento del regno di Dio è un dono, non un possesso da parte del destinatario. Esso è donato costantemente, in attenzione alle mutevoli circostanze personali e sociali. In tale processo lo Spirito costituisce lo spazio nell’intimo della persona, e nell’anima della comunità, affinché l’organizzazione della comunità e la convivenza interpersonale e sociale elaborino nuove sintesi, imitando la dinamica trinitaria nella quale sono coinvolti. Il frutto, in sintonia con l’amore con cui persona e comunità sono amati da Dio, farà percepire loro l’avvento del regno di Dio come tesoro o perla preziosa.

Lo Spirito coinvolge tutti gli uomini di buona volontà animati dal sincero desiderio di collaborare per una società fraterna, responsabile e solidale nel diritto e nella giustizia, e permette loro di mettere in gioco, con creatività, audacia e coraggio, la propria vita per la causa del Regno di Dio, come lo è stato per Gesù.

La pentecoste giovannea è un riferimento di grande importanza.

 

Vangelo (Gv 20,19-23)

Impressiona l’entrata a porte chiuse di Gesù fra i discepoli, la cui mente è ottenebrata, il cuore sconcertato, scosso e pieno di paura, dato che la condanna del maestro vale anche per loro. Essi sono smarriti, senza sapere dove andare e cosa fare dopo l'evento della passione di Gesù.

In primo luogo "Gesù disse loro: Pace a voi!”, e lo ripete ancora una volta. Non si tratta di un augurio (che la pace sia con voi) ma dell'offerta del dono che, accolto, ristabilisce in loro le condizioni di serenità, fiducia e armonia. Egli dona la pace che lo ha accompagnato nelle tensioni, negli scontri e, soprattutto, nell’evento pasquale, con la sofferenza fisica e psicologica della crocifissione. È noto che il contrario della gioia non è la sofferenza ma la tristezza, che sarebbe subentrata se fosse stato infedele alla causa o l’avesse abbandonata.

Il dono della pace procede dalla costatazione che il Crocefisso è una persona viva, con caratteristiche che vanno ben oltre la condizione umana comune: “mostrò loro le mani e il fianco”. Gesù fa in modo che non lo ritengano un fantasma, uno spirito vagante o il prodotto dell’immaginazione distorta dal loro stato d’animo.

Le piaghe assicurano che si tratta della stessa persona crocefissa il venerdì, e che queste non sono più la manifestazione del potere del peccato e della morte, ma della vittoria della vita sulla morte. Per le piaghe e la nuova vita il Risorto testimonia la morte della morte!

È un evento non solo singolarissimo, ma unico e inedito. Non è difficile immaginare lo stato d’animo degli apostoli, la sorpresa, lo sconcerto, lo stupore e la gioia: “i discepoli gioirono al vedere il Signore”. Tuttavia questi oscillano tra il credere e l'incredulità – vedi il giorno dell’Ascensione in Galilea quando, davanti al Risorto, “si prestarono (…) però dubitarono” (Mt 28,17). L’efficacia del dono della pace è tale per sintonizzare con la dinamica dell’evento ed è ciò che realizza la Pentecoste per mezzo dello Spirito.

Il Risorto non si sofferma in considerazioni sulla loro sorpresa e sul loro stato d’animo. Egli procede all’affidare la missione: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Per Gesù è importante che i discepoli sappiano che sta instaurando, nei loro riguardi, lo stesso suo rapporto d'amore con il Padre. Questi ebbe fiducia nel Figlio, nel senso che non sarebbe venuto meno al compimento della missione e non avrebbe dubitato della promessa del regno, pur passando per la croce.

Il Figlio, mettendo fra parentesi la sua condizione divina (Fil2,7), facendosi povero (2Cor 8,9) e caricando sulle sue spalle la sfiducia e il rigetto di coloro ai quali è inviato, “si è fatto carne in mezzo a noi” (Gv 1,14). In questa condizione ha potato a termine la missione, consegnando tutto se stesso nelle mani del Padre. Cosicché Gesù è l’uomo che, per la fede e la forza dello Spirito, acquisisce la fortezza d’animo e la determinazione di “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,2) imitando l’amore del Padre.

Gesù, pur conoscendo la debolezza dei discepoli e i loro limiti, non esita a coinvolgerli e inviarli per continuare, nel suo nome, la missione. Lui stesso si è fatto povero e debole come loro e, quindi, non devono temere, ma come Gesù ricevono il sostegno e l’aiuto dello Spirito che, dopo l’ascensione al Padre, si manifesterà come Spirito di Cristo, lo Spirito del Messia.

La Pentecoste giovannea segnala: “Detto questo, soffiò e disse loro: ‘Ricevete lo Spirito Santo”. La risurrezione è l’inizio della nuova creazione in Gesù per lo Spirito, e tale condizione Egli la trasmette ai discepoli. Lo Spirito di Cristo sarà sempre presente in loro, fino alla fine, per sostenerli nella missione per la causa del regno.

NOTA: Nel libro della Genesi, il sogno – “sarete come Dio” – in sé stesso è corretto. Solo che, manipolato dal tentatore per sedurre Adamo ed Eva, porta la persona e l'umanità su un cammino contrario a quello del Regno. Invece, l’efficacia della presenza dello Spirito è il perdono: “A coloro a cui perdonerete i peccati …”. Al riguardo rimando al commento della seconda domenica di Pasqua). In tal modo il discepolo è “altro Cristo”.

Ora, la nuova creazione, con l’invio alla missione e la pratica del perdono, giunge al suo compimento: l’uomo diventa il modo umano di Dio di essere nel mondo e la comunità diventa, per l'azione dello Spirito, il regno di Dio, ovvero la pienezza del corpo di Cristo in Dio.

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un Commento